Il tormento e l’estasi

big_tormento

La cupola della Cappella Sistina. Uno dei più grandi capolavori artistici italiani. Opera di Michelangelo Buonarroti (Charlton Heston) su commissione di Giulio II, Giuliano della Rovere (Rex Harrison). Oltre a raccontare la realizzazione dell’affresco e dell’arte in generale, la storia si concentra sulla disputa tra l’artista e il pontefice.

Il tormento e l’estasi non si concentra sulla decorazione della Cappella Sistina da parte del Buonarroti ma vuole innanzitutto raccontare il rapporto tra due uomini. Da una parte abbiamo uno dei più grandi artisti della storia, conscio delle sue capacità e del suo valore. Dall’altra abbiamo la guida della cristianità, un sovrano e un politico (forse, probabilmente suo malgrado). 

La storia mostra come Michelangelo e Giulio II si scontrino di continuo, ognuno fermo sulla propria posizione. Arrivando alla fine a sostenersi a vicenda e a capirsi. Prima è l’artista ad avere bisogno del pontefice per portare a compimento il proprio lavoro. Poi tocca a Michelangelo far capire a Giulio che non ha ancora finito il proprio compito, che Roma ha ancora bisogno di lui. 

Ma in questo film c’è molto di più che il rapporto fra due personalità di ferro. Si parla di arte, argomento scontato. Grazie ai personaggi di Bramante, di Raffaello e della famiglia Medici si discute su cosa sia l’arte e su chi serva chi. La risposta la fornisce Michelangelo stesso all’inizio, discutendo con Bramante: tutti sono soddisfatti, i committenti hanno opere che li onorino e gli artisti hanno lavoro.

Se il vino non è sincero si butta via“. Questo è ciò che risponde un bottegaio a Michelangelo quando questi gli fa notare che il suo vino fa schifo, prima di rompere la botte appena aperta e buttarne via il contenuto. Una frase che spinge l’artista a distruggere il lavoro compiuto fino ad ora e ricominciare dall’inizio, per realizzare qualcosa di degno della cappella. 

Il tormento e l’estasi è raccontato nel titolo. Un travaglio fisico e spirituale che porta un uomo a compiere un’opera in cui “c’è più amore rispetto a quello che può esserci fra un uomo e una donna”

Annunci

Le idi di marzo

download

Stephen Meyers (Ryan Gosling) è un addetto stampa che lavora alla campagna elettorale di Mike Morris (George Clooney), governatore della Pennsylvania e in lizza per la candidatura democratica alle prossime presidenziali. E’ giovane e crede fermamente che Morris sia un politico retto, un uomo giusto che possa fare grandi cose per l’America. Gli ultimi giorni prima della nomina ufficiale a candidato democratico però aprono gli occhi a Meyers, facendogli capire che qui non si tratta di politica. Si tratta di affari.

Su Le idi di marzo si può discutere per due motivi.

Il primo motivo è la sua capacità di rappresentare in maniera perfetta gli ingranaggi che stanno dietro alla politica. Accordi, intrallazzi, scandali potenzialmente devastanti che vanno tenuti nascosti. Non si diventa candidati alla presidenza perché così vuole il popolo ma (principalmente) perché si hanno gli alleati giusti (in questo caso il senatore Thompson e i suoi delegati). E non importa che il candidato tradisca la moglie fedele con una stagista (Bill Clinton docet!) e la metta incinta, si può tutto risolvere. La ragazza si suicida per paura che il fattaccio sia rivelato e la sua immagine (attenti: non quella del candidato, la sua) venga danneggiata? Non c’è problema, c’è sempre una soluzione.

Tutti hanno i propri interessi e lavorano per il proprio tornaconto. Capi delle campagne elettoriali (Paul Giamatti e il compianto Philip Seymour Hoffman), giornaliste che vogliono uno scoop succulento (Marisa Tomei) e senatori (Jeffrey Wright) che vogliono prima la segreteria di Stato per poi ottenere la vicepresidenza in caso di vittoria delle presidenziali.

Il secondo motivo è George Clooney. Ci sono attori che hanno una modesta carriera, senza molti assoli. Poi decidono di passare dietro la macchina da presa e si scoprono degli deus ex machina, divinità della cellulosa capaci di dare dirigendo grandi emozioni , le stesse che non sono riusciti a fornire con le proprie interpretazioni.

Clooney non fa parte di questa categoria. Fa parte di una categoria superiore: con il tempo matura e raffina la sua interpretazione mentre come regista non sbaglia un solo passo. Lo si era visto con Confessioni di una mente pericolosa e con il successivo Good Night, and Good Luck (altro fortissimo atto di accusa verso la politica americana e al periodo maccartista), lo si nota anche con questa pellicola. Nonostante si tratti di una storia ragionata, fatta di patti, accordi e discussioni su chi è disposto a concedere cosa, Le idi di marzo è pura azione politica, non ci sono punti morti che ammazzino il racconto e quei pochi presenti sono pura genialità, capaci di raccontare meglio delle parole stesse.

La politica non si ferma mai, va avanti. E’ come un motore che non può essere fermato. A differenza di Giulio Cesare, infatti, i protagonisti superano brillantemente le idi di Marzo. Perché in politica giustizia e verità raramente tornano utili.

Spin-off: trovata geniale o suicidio? (II)

download

Nel precedente post si è parlato di fantascienza e di Ian Solo, personaggio che ha consacrato Harrison Ford tra le star di Hollywood. Parliamo ora di un altro possibile progetto di cui si parla da molto e che è stato annunciato ufficialmente a dicembre dell’anno scorso: il film dedicato a Venom, uno dei principali nemici dell’Uomo Ragno.

Nato come simbionte alieno in grado di unirsi a un essere umano e donargli straordinari poteri, l’essere diventa una cosa sola prima con Peter Parker poi il supereroe decide di staccarsi da lui, essendo spaventando dai lati oscuri che stanno emergendo in lui. Avendo necessità di un ospite, il simbionte si lega a Eddie Brock, giornalista in rovina che in quel momento si trova nella chiesa in cui Spiderman si è rifugiato.

Così nasce Venom, un mostro dotato di una psicologia particolare, contorta ed elaborata. Un personaggio dei fumetti abbastanza complesso, non essendo un cattivo come tutti gli altri. A dispetto di alcune versioni a fumetti e (soprattutto) del film “Spider Man 3” di Sam Raimi, Venom cerca più volte di uccidere l’Uomo Ragno, sentendosi tradito in seguito all’abbandono, tuttavia dentro di lui c’è un primordiale e oscuro desiderio di giustizia: lui vuole sconfiggere i malvagi e aiutare i più deboli ma non possiede alcuna pietà per chi sbaglia. E’ una caratterizzazione che lo rende un eroe oscuro, positivo fino a un certo punto perché sono molte le occasioni in cui affronta l’Uomo Ragno.

Torniamo alla domanda principale: un film dedicato a Venom funzionerebbe? Dipende. Ci sono diversi fattori da tenere in considerazione. Uno: Venom è un personaggio positivo ma anche negativo. Due: la sua nascita è legata all’Uomo Ragno, il che obbligherebbe a inserire nel film anche lui (sarebbe difficile altrimenti spiegare l’origine di Venom). Tre: che storia si potrebbe raccontare?

Se si cercasse di cambiare le sue origini molto probabilmente i fan del fumetto originale insorgerebbero. Raccontare una storia in parte slegata dal contesto originale potrebbe anche portare a un progetto di successo, bisogna vedere quale sarebbe il risultato finale. Già all’epoca dell’ultimo film diretto da Raimi furono molte le critiche rivolte alla personificazione di Venom: troppo diverso dal personaggio originale, poco anzi pochissimo tempo sulla scena (va detto che il personaggio fu inserito nel film su esplicita richiesta della produzione, a sua volta pressata dagli appassionati).

Il progetto è ufficiale. E’ scontato che tra un po’ siano rilasciate informazioni circa la direzione che prenderà il film. Io purtroppo rimango perplesso.

Tarantino, Stone e i cinecomic

Senzanome eroir

Quentin Tarantino e Oliver Stone. Due registi giustamente inseribili nella lista d’oro dei migliori, le menti che hanno generato alcuni dei più grandi film realizzati: Pulf Fiction, Bastardi senza gloria, Wall Street, Platoon, Nato il 4 luglio, JFK. Un caso aperto e molti altri.

Di recente hanno rilasciato interviste in cui hanno giudicato negativamente i film basati sui fumetti.

Il pensiero di Stone sostanzialmente è una critica alle scene di violenza presenti in questi film, giudicate troppo lontane dalla realtà

“E’ solo in film come questi che si trovano questi tipi di violenza “fantastica”. E questo infetta la cultura americana; voi giovani credete tutti a queste cose! Batman e Superman vi hanno fatto perdere la testa e nemmeno lo sapete! Almeno per quanto riguarda la violenza. Non sto dicendo di non mostrare la violenza, sto solo dicendo di farlo con autenticità

Onestamente va detto che ha ragione. Pensando ad alcuni dei cinecomic di maggior successo, come la trilogia dedicata ad Iron Man, le scene di violenza presenti non rispecchiano quanto accade nella realtà. Capita di rado vedere combattimenti aerei o robot che si colpiscono con proiettili di energia.

La mia opinione è, tuttavia, che questa dichiarazione di Stone sia importante quasi come quelle di Flavia Vento (dico quasi perché, guardiamo in faccia la verità, la Vento non la supera nessuno… ). Il fascino di queste storie sta anche, forse soprattutto, nella componente fantastica e nel dipingere una realtà diversa, lontana anni luci da quella di tutti i giorni.

Tarantino invece ha espresso un pensiero più interessante, meno ovvio sicuramente e forse ingiusto. Il padre di Kill Bill2 ha infatti dichiarato che ha letteralmente amato The Lone Ranger e che considera Batman un personaggio poco interessante. Ancora più strano può sembrare quanto affermato durante un intervista al giornale francese Les Inrockuptibles

“Batman non è un personaggio molto interessante. Per qualunque attore. Semplicemente non c’è molto da recitare. Penso che Michael Keaton sia stato il migliore comunque, e auguro buona fortuna a Ben Affleck”.

Ho il massimo rispetto per i film di Tim Burton e per l’interpretazione di Keaton, decisamente migliore nel primo film (qui è molto più cupo e incontra delle difficoltà a equilibrare le sue due vite). Ma Nolan ha effettivamente creato un personaggio (con la collaborazione di Christian Bale) destinato a rimanere nella storia del cinema. La scelta di raccontare una visione più umana della storia è stata vincente, soprattutto nel terzo (rendendo Bane e Selina Kyle del tutto umani, cancellando i poteri da felino della donna e la presenza della sostanza dopante in lui). E Batman stesso viene dipinto più simile a una persona che sbaglia e si lascia dominare dai propri lati oscuri (tema dominante de Il cavaliere oscuro).

La rivincita di Natale

La_rivincita_di_Natale

Dopo aver perso tutti i suoi soldi in una partita di poker giocata 18 anni fa, Franco Mattioli (Diego Abatantuono) si è risollevato diventando proprietario di molti cinema della Lombardia. Decide di tornare a Bologna per rivedere l’amico Gabriele Bagnoli (Alessandro Haber) dopo aver scoperto la sua malattia a uno stadio terminale. In realtà il grave stato di salute del Bagnoli è l’occasione per incontrare  Ugo Cavara (Gianni Cavina) e Stefano Bertoni (George Eastman) e spingere l’avvocato Santelia (Carlo Delle Piane) a tornare al tavolo verde per una rivincita il giorno di Natale …

Seguito del film Regalo di Natale girato nel 1986, La rivincita di Natale  riunisce il cast della precedente pellicola con delle aggiunte (il cardiochirurgo Renato Delai e sua moglie Elisa, per fare un esempio, sono tra i nuovi personaggi e anzi hanno un ruolo fondamentale).

Il centro del film è ovviamente la partita di poker che il Mattioli vuole a tutti i costi rigiocare. Come sottolineato in più momenti il pensiero della passata sconfitta non lo ha mai abbandonato, imprimendosi nella sua mente e spingendolo ad aspettare il momento giusto per organizzare la cosa. Abatantuono diventa in un certo senso un moderno Amleto nel tessere una rete d’inganni necessaria a conquistare la sua vendetta contro l’avvocato Santaelia, l’uomo che lo aveva ingannato 18 anni prima con l’aiuta del Cavara. Il film sembra quindi svilupparsi come una girandola di alleanze e tradimenti, nessuno è chi sembra essere in realtà e tutti risultano avere un patto col diavolo sulla propria coscienza: il Mattioli fa squadra con il Cavara e il Bagnoli, Bertoni è amico del Mattioli e cerca di farlo desistere mentre viene fuori che è in contatto con l’avvocato Santaelia, il Cavara tenta di screditare il Bagnoli agli occhi del Mattioli accusandolo di essere in complicità con il Santaelia …

Tutti sembrano contro tutti alla fine, non è dato sapere chi è amico fraterno e chi nasconde un pugnale pronto a colpire. Dall’idea che la vendetta sia sempre necessaria, nonostante il passare degli anni, il film si evolve mostrando come il Cavara e il Bagnoli si siano uniti per rovinare il Mattioli e batterlo al tavolo verde. L’amicizia che l’imprenditore pensava di avere con l’amico malato è solo un castello di sabbia spazzato via dalle onde degli anni passati, l’amore che sembrava essere nato con la giovane moglie del medico (che in realtà è un boss criminale che fornisce ai due i soldi per la partita) un’illusione e nulla più: tutto è stato predisposto contro di lui come un gioco di specchi destinato a distruggerlo nuovamente. E quindi Avati dal desiderio di soddisfazione passa a concentrarsi sull’amicizia e su come questa possa marcire completamente.

Ma la realtà è mutevole e menzoniera. Il principe danese di Avati finge di essere pazzo quando in realtà la sua mente è lucida e ferma, capisce il tranello in cui cercano di spingerlo e conquista la vittoria sul campo grazie all’ultimo degli alleati: causa di un tormento radicato nel suo cuore, l’avvocato Santaelia diventa una sorta di Orazio che appoggia l’eroe durante la battaglia e gli fornisce il punto necessario a battere il Cavara e il Bagnoli nell’ultima mano.

Nonostante la vittoria del protagonista, il film è intriso di una malinconia tipica dello stile di Avati. Il Mattioli è tornato a Bologna per avere la sua rivincita e non per la malattia del Bagnoli, avrebbe aspettato se non lo avesse saputo morente. La partita è l’unico suo pensiero, la giovane donna che lo seduce (una prostituta probabilmente) solo un lieto passatempo fra i propositi di rivalsa. Ma forse un po’ di amore per quella ragazza esisteva nel Mattioli, perché tornare altrimenti nella pensione in cui l’aveva lasciata, la mattina dopo, nonostante sapesse che lo aveva ingannato?

Alla fine Amleto ha vinto, i traditori sono stati puniti e l’onore ristabilito … ma forse non è stato conquistato alcunché, forse tutto questo non è servito a niente.