Gli Oscar Fuffa (I)

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Ricevere un Oscar è il sogno di ogni attore, è il traguardo che ti può consegnare alla storia. E’ pur vero che grandi interpreti del passato non l’hanno mai ricevuto senza che per questo non gli vengano reputate le giuste onorificenze dalla critica e dagli appassionati di cinema. Si può citare Peter O’Toole o Christopher Lee per esempio. Il primo fu nominato diverse volte e ottenne solo un Oscar alla carriera, il secondo invece non ha mai ricevuto nemmeno una nomination.

C’è di peggio che meritare un premio e non riceverlo? Si, non meritarlo e riceverlo lo stresso. Quello che io chiamo l’Oscar Fuffa.

La storia degli Academy Awards è piena di casi in cui un attore o un’attrice, per varie ragioni, abbiano vinto il premio come miglior interprete seppur non meritevoli. Citerò pochi esempi, giusto alcuni per darvi un’idea.

Elizabeth Taylor

220px-Taylor,_Elizabeth_posed Considerata una delle più grandi dive del passato, famosa per la storia d’amore con Richard Burton e per i suoi numerosi matrimoni, la Taylor vinse per due volte l’Oscar come Miglior Attrice Protagonista nel 1961 (Il visone sulla pelle) e nel 1967 (Chi ha paura di Virginia Woolf) ed ebbe altre tre candidature nella medesima categoria (1958,1959, 1960). Vari pettegolezzi, voci di corridoio però hanno sempre insinuato che la prima vittoria fosse giunta per compassione verso l’attrice, la quale aveva rischiato la vita per un gravissimo attacco di polmonite.

Denzel Washington 

220px-Denzel_Washington_cropped Vincitore dell’Oscar come Miglior Attore non protagonista nel 1990, Denzel Washington ha bissato la vittoria nel 2002 grazie al film Training Day e arrivando questa volta a vincere come Miglior Attore. Anche in questo caso si parlò di vittoria non meritata e anzi diverse persone sostennero che quell’anno la Academy avesse voluto mostrarsi vicina alle persone di colore. Da qui la vittoria di Washington e, in parallelo. quelle di Sidney Poitiers alla Carriera e di Halle Berry come Miglior Attrice (grazie al film Monster’s Ball). Sarà vero? In questo caso ci sono solo mezze verità, confuse e indefinite. La mia opinione è che la vittoria non sia stata meritata, soprattutto se si considera che in lizza per l’Oscar c’erano anche Russell Crowe (A beatiful mind) e Sean Penn (Mi chiamo Sam), quest’ultimo forse più meritevole del premio.

Spin-off: trovata geniale o suicidio? (I)

Si rincorrono sul web voci sussurrate riguardanti la realizzazione di alcuni spin-off.

Lo spin-off consiste nel dedicare a un personaggio già esistente, tratto da un film o da una serie tv, un palcoscenico tutto per lui o in condivisione con altri. La storia cinematografica e televisiva è piena di queste operazioni. Si potrebbero citare le serie tv Angel e N.C.I.S. (nate rispettivamente dai telefilm BuffyJ.A.G. – Avvocati in divisa) e, soprattutto, le due pellicole dedicate a Wolverine, l’X-Men dagli artigli di adamantio (fino all’ultimo film, ahime!…).

Normalmente si porta avanti un progetto del genere perché il personaggio scelto funziona, piace al pubblico e lo si vuole sfruttare per ottenere audience o incassi record ai botteghini (e magari anche critiche positive). Tuttavia a volte si fallisce, il risultato non convince il pubblico come nel caso di N.C.I.S. Los Angeles (infatti si parla di tentare un nuovo esperimento ambientando il telefilm a New Orleans).

Da quest’ultima considerazione la scelta di discutere circa l’effettiva possibilità di successo di alcuni progetti presentati di recente o tornati alla ribalta dopo molto tempo.

Ian Solo: molte ragazze, ai tempi dell’uscita nei cinema di Guerre Stellari, si erano innamorate del personaggio interpretato da Harrison Ford. Fra queste c’era anche Carrie Fisher. Sarà stato il suo fascino fisico o il suo comportamento da bad guy in un’epoca in cui andavano di moda i ragazzi un po’ stronzi e arroganti, chi lo sa.

Dopo essere stato lanciato il progetto di una nuova trilogia (il cui primo capitolo sarà diretto da J.J. Abrams e uscirà nel 2015) si stanno rincorrendo notizie non confermate circa la realizzazione di un film sul giovane Ian Solo e sulla sua carriera (è facile pensare che sarà così) come contrabbandiere interstellare.

Sicuramente il potenziale, il materiale di partenza (non) c’è: Ian Solo non è uno dei personaggi principali della saga (i fan mi perdonino questa affermazione, è un opinione personale) in termini di presenza, tuttavia è sicuramente uno dei preferiti e proprio per questo può essere interessante conoscere ciò che ha fatto prima di incontrare Luke Skywalker e Obi Wan-Kenobi. Anche in termini di sceneggiatura non ci sarebbero limiti di alcun tipo, visto che non c’è nessun elemento biografico sul personaggio eccetto il rapporto con Jabba The Hutt e la questione del debito. Si potrebbe impostare il film a proprio piacimento, magari raccontando di come Ian e Chubekka si sono conosciuti e sono diventati compagni di avventura.

La scelta dell’attore è un altro punto a favore, volendo cercare una potenziale faccia “da canaglia” alla parti di Ford. A me vengono in mente Leonardo Di Caprio, Tom Hiddleston e Ryan Gosling volendo fare qualche nome; soprattutto i primi due sono attori che secondo me impersonerebbero bene un personaggio con dei “lati oscuri”, basti pensare a “The Wolf of Wall Street” (grazie al quale Di Caprio è fresco vincitore di un Golden Globe e in corsa per gli Oscar) e a Loki. Gosling invece è una delle nuove stelle di Hollywood e un ruolo del genere potrebbe definitivamente confermarlo (sempre che non lo sia già) come attore di serie A.

Quanto detto mi porta quindi a concludere che il biopic su Ian Solo potrebbe rappresentare una piccola miniera d’oro per una produzione veduta e accorta. Ripeto: una produzione veduta e accorta. Quella che, stando alle affermazioni di una larghissima fetta dei fan di “Guerre Stellari”, ha compiuto un’eresia affidando la regia ad Abramas.

R.I.P Paul Walker

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Il 30 novembre 2013 Paul Walker è morto in un incidente stradale. La sua auto si è schiantata contro un palo. Non c’è stata alcuna possibilità di salvare lui e il conducente della vettura.

La morte è sempre a due facce. Può essere vista in un’ottica tragica, come una indicibile sofferenza oppure considerata come una tappa verso qualcosa di più, di diverso rispetto alla vita. Se non addirittura come una tappa fra tante della vita stessa. Ma si è sempre tristi, ci si chiede se sia giusto o meno, si piange e si soffre perché una persona che ci era cara (e lo sarà sempre, forse anche più di prima) non è più con noi. In molti hanno espresso il loro dolore per la morte di Walker. Fra tutti Vin Diesel, collega sui set della serie “Fast & Furious” e amico fraterno dell’attore.

Walker ha legato la propria carriera a questa serie, iniziata nel 2001 e proseguita fino al settimo capitolo (in lavorazione), nella quale è l’attore più presente non avendo recitato solo nel terzo film ambientato a Tokyo (“The Fast and the Furious: Tokyo Drift”). Anche se nella sua filmografia appaiono diverse altre pellicole, come il thriller “The Skulls: i teschi“, il fantascientifico “Timeline” e la commedia romantica “Un amore sotto l’albero“.

Negli ultimi giorni si è discusso circa il far uscire nelle sale cinematografiche l’ultimo suo film, “Hours“. La storia narra di un uomo che deve cercare di salvare la vita sua figlia, nata prematura nei giorni immediatamente precedenti all’uragano Katrina. Alcuni hanno giudicato inopportuna la cosa, accusando la produzione di voler lucrare sulla scomparsa dell’attore. Gli accusati hanno risposto che Walker avrebbe voluto che il film fosse rilasciato nelle sale, che ne era molto fiero e che non avrebbe giudicato il tutto una mancanza di rispetto nei suoi confronti.

Riposa in pace, Paul!

Una ferita inutile: il sesso violento al cinema

In Irréversible, film francese del 2002, Monica Bellucci è protagonista di uno stupro anale che si consuma nel sottopassaggio della metropolitana parigina.

In La sindrome di Stendhal, diretto da Dario Argento nel 1996, il regista riprende la figlia Asia in diverse scene in cui il suo personaggio viene violentato dall’antagonista del fIlm.

In Ultimo tango a Parigi Marlon Brando sodomizza Maria Schneider utilizzando del burro. Una scena entrata, suo malgrado, nella storia del cinema. Recentemente Bertolucci, in un’intervista, ha affermato che la scena non era stata programmata, solo lui e Brando sapevano e non dissero niente alla giovane Schneider, con lo scopo di rendere il più reale possibile la sofferenza provata dalla ragazza.

Nel film Sotto Accusa Jodie Foster (vincitrice di un Premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista proprio grazie a questo film) interpreta una cameriera che viene stuprata da tre uomini sopra un flipper mentre gli altri avventori incitano gli aggressori.

Penso sia superfluo dire cosa accomuna i film che ho appena citato. Tutte le pellicole mostrano scene esplicite di violenza sessuale su una donna. Quattro esempi a caso, forse i più espliciti o quelli che hanno fatto più scalpore, di una corrente di pensiero che impone un realismo estremo riguardo le violenze carnali o il sesso in generale. Bisogna mostrare, il pubblico deve vedere qualcosa il più possibile vicino alla realtà. Ha senso tutto questo? Non lo so… ho dei dubbi su questo.

Una volta era impensabile che nei film si potesse vedere un nudo di donna appena accennato. Ai tempi della realizzazione di Psycho  Hitchcock ebbe dei problemi con la censura per la scena dei due amanti nella camera d’albergo e, ovviamente, per la scena nella doccia. Se ci spostiamo dall’arte cinematografica alla pittura, Michelangelo Buonarroti fece scandalo con la scelta di dipingere corpi nudi nella Cappella Sistina. Erano altri tempi, ovviamente… E’ giusto che oggi ci sia più libertà, anche e soprattutto in termini di espressione femminile. Ma non riesco a pensare che a volte si abusi di questa possibilità. Nei film come anche nella realtà…

In molti pellicole appaiono donne nude, seni e cosce al vento, un carnaio di corpi che si mischiano fra loro. Io non sono contrario a priori al nudo se è utile alla trama o se c’è un senso dietro alla scelta di un corpo femminile, non considero la cosa sacrilega e non mi scandalizzo. Penso anzi che un corpo nudo o una scena d’amore, se ben fatti, possano dare molto a una pellicola in termini artistici. Ma oggi giorno si è persa la concezione di preziosità insita nel corpo di una donna, quell’idea di trovarsi di fronte a qualcosa di meraviglioso. La donna dà la vita, il suo corpo è il tramite attraverso cui l’umanità nasce.

La cosa che mi ha colpito di più, anzi inorridito, è stata l’intervista di Bertolucci. Possibile che per raggiungere una realtà assoluta si debba stuprare una ragazza? Bertolucci può dire quello che vuole, pensare che non potranno metterlo in galera per questo … Io penso che lui e Brando abbiano effettivamente violentato e umiliato Maria Schneider. Ne è valsa la pena? Non lo so ma di sicuro non tocca a loro due rispondere, dovrebbe farlo la Schneider. Lei fu sodomizzata di fronte a una troupe, è il SUO stupro che ancora oggi viene visto ogni volta che qualcuno guarda Ultimo tango a Parigi.

Un’ultimo appunto. Uno dei miei film preferiti è Parla con lei di Pedro Almodovar. In questo film un infermiere è innamorato anzi ossessionato da una ballerina, conosciuta tempo prima, che ora è in coma. Divorato da quello che (per come la vedo io) è un amore malato la stupra. Almodovar non mostra niente di questo evento, non ci sono vestiti strappati o corpi nudi. Viene solo suggerito che la ragazza sia violentata tramite la rappresentazione di una di quelle lampade con due gel diversi che si mischiano tra loro. Una ennesima dimostrazione del genio registico di Almodovar e, oltre a ciò, la dimostrazione di come si possa parlare di sesso senza il nudo.

Ben Affleck sarà Batman nel sequel di “Man of Steel”

Ben Affleck: l’amore e il disprezzo

L’amore deriva dalle sue (ormai indiscusse) doti come regista. Sono molti gli attori che hanno deciso di passare dietro la macchina da presa e dirigere: Kevin Costner, Mel Gibson e Clint Eastwood sono solo alcuni esempi, tutti accomunati dall’aver anche vinto un Oscar come Miglior Regista (Eastwood ne ha vinti addirittura due e ha ricevuto molte altre candidature, riscuotendo sempre ottime critiche). Ben Affleck non è l’ultimo ad aver preso questa decisione (vedi James Franco e, in futuro, Ryan Gosling) ma è sicuramente lui a meritarsi il titolo di outsider 2013 nella categoria grazie al film Argo (vincitore agli Oscar e ai Golden Globe nella categoria Miglior Regista).

Il disprezzo deriva invece dalla sua carriera come attore. Affleck non è mai stato, secondo molti, un interprete dotato di grandi capacità drammaturgiche. E molteplici critiche si sono sollevate alla notizia che avrebbe interpretato lui il ruolo del miliardario super eroe nel seguito del reboot dedicato a Superman, anche lui oggetto di critiche poco lusinghiere. Era abbastanza scontato che Internet e i social network sfornassero una miriade di commenti acidi e di prese in giro; sotto inserisco un paio di esempi, quelli che in effetti hanno strappato un sorriso anche a me:

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Il perché del malcontento si può spiegare pensando alla precedente interpretazione di Christian Bale e specialmente al precedente incontro tra Affleck, la celluloide e i fumetti: Daredevil, trasposizione dedicata al guardiano cieco proveniente da Hell’s Kitchen, una pellicola dagli incassi appena appena soddisfacenti ma completamente stroncato dalla critica e dai fan del fumetto originale. Stessa sorte toccò al protagonista premiato con il Razzies Awards come Peggior Attore.

Sono concorde con il fatto che Man of Steel non sia un film di qualità; reggere il confronto con i Batman di Christopher Nolan è impossibile, ok, ma almeno potevano provarci… e dire che Nolan era coinvolto nel progetto…

Riconosco che Ben Affleck non è un attore di prima qualità e che Daredevil non è stato il miglior film tratto dal mondo dei fumetti.

Ma… C’è un ma. Anzi ci sono diversi ma…

Primo ma: la Coppa Volpi come miglior interpretazione maschile vinta nel 2006 grazie al film Hollywoodland, nel quale Affleck interpreta George Reeves (ai tempi interprete televisivo proprio di Superman).

Secondo ma: le sue interpretazioni in Shakespeare in LoveWill Hunting – Genio ribelleThe TownArgo. Tutti film secondo me di ottima qualità, il primo dei quali vincitore dell’Oscar nel 1999 come Miglior film tra l’altro. Terrence Malick, uno dei più grandi registi moderni, ha voluto Affleck fra i protagonisti della sua ultima fatica, To the Wonder.

Terzo ma: il ruolo di Batman è sicuramente importante ma è uno dei pesi della bilancia. L’altro è quello di Superman, a cui penserà nuovamente a dare corpo e anima Henry Cavill.

Quarto ma: non è ancora trapelato nulla sulla sceneggiatura e, di conseguenza, sulle modalità che porteranno l’Uomo Pipistrello a calcare di nuovo la scena cinematografica. L’interpretazione di Christian Bale e la rilettura offertaci da Nolan sono state diverse rispetto a quelle di Michael Keaton e Tim Burton (meglio tacere sui film di Joel Schumacher… ), i primi due hanno offerto un Batman cupo, molto più drammatico, nel film Il cavaliere oscuro addirittura in equilibrio precario e tentato di cedere al suo lato oscuro: una scelta innovativa rispetto alle precedenti serie televisive e alle versioni animate offerte. Innovativa e di successo, un successo stratosferico. Chi può dire come si reincarnerà Batman?…

La cosa migliore è dare tempo al tempo. Spetterà ad Affleck e a Zack Snyder dare ragione alle critiche o confutarle.