Marrakech Express

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Marco (Fabrizio Bentivoglio), Ponchia (Diego Abatantuono), Paolino (Giuseppe Cederna), Cedro (Gigio Alberti) e Rudy (Massimo Venturiello) erano quattro amici, compagni universitari e membri della stessa squadra di calcetto. Finiti gli studi si sono persi di vista. Dopo vent’anni Teresa (Cristina Marsillach) va a trovare Marco e gli chiede aiuto: Rudy è finito in galera per spaccio di droga in Marocco e rischia di venire condannato a vent’anni di galera, l’unica possibilità è pagare una penale di 20000 dollari, circa 30 milioni di lire. La vecchia combriccola così si riunisce e si dirige in Marocco per salvare Rudy, a bordo di una gip messa a disposizione da Ponchia.

Marrakech Express è il terzo lungometraggio di Gabriele Salvadores. E’ l’atto primo di un’opera in tre parti, la cosiddetta “Trilogia della Fuga“; le pellicole successive, TurnèMediterraneo (Premio Oscar come Miglior Film Straniero) la completano.

Più che trattare della fuga, argomento maggiormente presente negli altri due titoli citati sopra, Marrakech Express tratta dell’amicizia, quella che si vive da giovani, che a volte continua e a volte si perde …. ma che può ancora essere ritrovata. 

Dopo vent’anni le persone possono cambiare e i nostri protagonisti sicuramente lo sono: Ponchia è interessato a fare carriera, Cedro e Paolino non si parlano da quando il secondo ha sposato l’ex ragazza del primo (al matrimonio Cedro è andato solo per picchiare Paolino) e Rudy è appunto scomparso dai tempi dell’università e delle occupazioni studentesche. Marco invece è il più entusiasta fin da subito e immediatamente accetta di aiutare Rudy, è lui a convincere gli altri a salvare il loro vecchio amico. E’ soprattutto per lui che non è cambiato niente, anche se sono passati venti anni.

E probabilmente è così…. Anzi è proprio così. Piano piano la situazione evolve, il ghiaccio che ricopriva i cuori di qualcuno si scioglie, il muro dentro altri viene abbattuto. Si vede dopo la partita di calcio giocata per riconquistare il tubo con i soldi: hanno vinto e festeggiano assieme, si abbracciano nella jeep come fratelli (quando torneranno, Marco propone di ricostituire la vecchia squadra di calcio dell’università). Il momento in cui si vede ancora meglio tutto ciò è nell’oasi in cui viene ritrovato Rudy ed è scoperta la verità: il quinto amico non è mai stato in galera e i soldi servivano per finire di pagare una trivella per scavare nella sabbia e cercare l’acqua (necessaria per una piantagione di arance). E dopo essere stati ingannati tutti quanti decidono lo stesso di aiutare Rudy a finire il lavoro, a montare la trivella e a trovare l’acqua.

La conclusione è ancora all’insegna dell’amicizia. Paolino e Cedro decidono di raggiungere assieme il Mar Rosso e di abbandonare Marco e Ponchia. E i due si ritrovano a parti invertite: Marco è deluso dall’esperienza (o forse è più rammaricato dal fatto che Teresa sia la moglie di Rudy) mentre Ponchia è desideroso di ripartire per rifare quanto fatto nel viaggio d’andata. Tutti pensano al futuro, qualcosa che li vedrà di nuovo assieme. E sulle note di L’anno che verrò di Lucio Dalla, Cedro e Paolo continuano il loro viaggio a piedi mentre Ponchia e Marco vanno avanti in auto.

A volte non conta quanto tempo passa, se un’amicizia è vera sarà per sempre. Questo è ciò che vede Salvadores, questo è ciò in cui credono Ponchia, Cedro e Paolino. Anche Marco non è cambiato, in lui è ancora viva la fiamma dell’amicizia … e questo è ciò in cui credo io.

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Watchmen

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I Watchmen sono una squadra di supereroi. Appartenenti a una realtà parallela, in cui Nixon è stato eletto più volte alla presidenza americana, sono stati banditi assieme a qualunque altro eroe con la maschera. Uno di questi, il Comico (Jeffrey Dean Morgan) viene ucciso barbaramente. Gli altri membri della squadra, Gufo Notturno (Patrick Wilson), Rorschach (Jackie Earle Haley), Spettro di Seta (Malin Akerman), Dr. Manhattan (Billy Crudup) e Ozymandias (Matthew Goode) indagano per scoprire la verità…

Tratto da un fumetto di Alan Moore, Watchmen è film che segna un punto di svolta nella storia dei cine-comic, delle trasposizioni di storie fumettistiche con supereroi aventi lo scopo di salvare l’umanità. Già il fumetto si discosta notevolmente rispetto agli altri, avendo al suo centro dei supereroi senza paura ma con parecchie, parecchie macchie sulla propria coscienza. Qui la violenza, gli inganni e i tradimenti sono ordinaria amministrazione nella ricerca di pace per il mondo. E che mondo ….

Spider-man, Daredevil, Batman, Superman, gli X-Men. Sono tutti supereroi che non cercano vendetta o non si lasciano dominare dalla furia dentro di loro (eccetto Wolverine ma lui è un caso particolare, non trovate?). I Watchmen sono diversi. Il Comico e il Dr.Manhattan sono gli unici due a poter “esercitare la professione”, anche se per conto del governo; è grazie a loro che l’America riesce a vincere la guerra in Vietnam (fatto che permette a Nixon di essere rieletto). Un fatto in particolare mostra l’oscurità di questa stirpe di supereroi. Finita la guerra il Comico uccide una donna vietnamita che aspettava un figlio da lui e che aveva ricevuto la promessa di essere portata in America; il Dr. Manhattan non fa niente per impedire il fatto. A lui non importa granché dell’umanità, ciò che fa probabilmente lo fa perché ne ha la possibilità. E il Comico non è migliore di lui, responsabile anni prima del tentato stupro del primo Spettro di Seta; sorprende che poi la donna abbia avuto una relazione con lui, forse affascinata se non addirittura eccitata da questo suo lato oscuro, una relazione che aveva portato a una gravidanza e alla nascita del secondo Spettro di Seta.

Ozymandias è probabilmente il peggiore di tutti, un disilluso dalla vita e dall’uomo. Miliardario e genio, il super eroe è la soluzione di tutto: Ozymandias ha realizzato una bomba che fa esplodere a New York, compiendo una strage. Il motivo che lo ha spinto a fare ciò è di impedire lo scoppio di una nuova guerra, sul cui bilico si trovano le nazioni mondiali, creando un pericolo comune per tutti, un nemico da condividere: il dr. Manhattan. Il Comico è stato ucciso da Ozymandias stesso dopo che il primo aveva scoperto i piani del secondo, qualcosa di eccessivo anche per uno come lui.

Da tutto ciò viene lecito chiedersi fino a che punto sia lecito arrivare per un bene comune. Tutti i paesi si alleano di fronte a un nemico più forte di tutti loro, la pace viene effettivamente raggiunta. Ma è pace questa? Non è più un inganno, una presa in giro? Più che una soluzione vera è un limitarsi a nascondere sotto il tappeto lo sporco, chiudere i giocattoli dentro l’armadio invece che sistemarli per bene, come farebbe un bambino piccolo. Non è diverso da quanto avviene nel finale de Il cavaliere oscuro, con Batman che si addossa i reati di Harvey Due facce per dare a Gotham un eroe in cui credere o meglio per non dimostrare la validità di quanto affermato nel film

“O muori da eroe o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo“.

E difatti la soluzione di Ozymandias non sembra destinata a durare. Negli ultimi fotogrammi vediamo un aspirante giornalista dedito a cercare materiale per un articolo (con la rinnovata pace non succede più niente, una noia mortale… ) e ritrovarsi tra le mani il diario in cui Rorschach ha scritto tutto quello che è accaduto …. A qualcuno verrebbe da dire “Azz….” ….

E quindi cosa vuol dire Snyder ai suoi spettatori? Che il male non può essere nascosto, che ritorna sempre? E’ possibile.

Può essere apprezzato oppure giudicato negativamente, considerato un’eresia da parte dei fan di Alan Moore (che non ha mai accettato nessuna trasposizione dei suoi fumetti). Però Watchmen rimane un film con una notevole filosofia dietro di sé; guardandolo non ci si può non porre degli interrogativi sulla vita e su come debba essere vissuta.

Insidious e Insidious: Chapter 2

Insidious Insidious 2

(Insidious) La famiglia Lambert è composta dal padre Josh (Patrick Wilson), dalla madre Renai (Rose Byrne), dai figli Dalton (Ty Simpkins) e Foster e dalla nonna Lorraine (Barbara Hershey). All’improvviso Dalton, che da diverse settimane fa brutti incubi di notte, finisce in coma. A nulla valgono gli esami dei medici, che non trovano nessuna spiegazione scientifica. Questo evento coincide l’inizio di strani eventi paranormali che colpiscono la famiglia Lambert. Lorraine decide di chiedere l’aiuto di una medium, Elise (Lin Shaye), conosciuta dalla donna in passato. Elisa rivela che Dalton è un viaggiatore, una persona con un dono: è capace di entrare nel regno dei morti, un posto chiamato l’Altrove. E non è l’unico della famiglia Lambert con questo dono …

(Insidious: Chapter 2) Dalton è riuscito a tornare dall’Altrove, grazie all’aiuto di suo padre Josh. Sembra che tutto si sia risolto. In realtà il peggio deve ancora cominciare. Qualcosa è entrato in Josh e ne possiede il corpo, qualcosa legato al suo passato …

Questo post è un po’ diverso da quelli precedenti. Facile capire che dipende dal mio voler giudicare due film assieme.

Il perché è presto detto: più che di due film si tratta di un film in due parti. Tarantino ha iniziato con Kill Bill v.1 Kill Bill v.2; dopo di lui diverse pellicole sono state organizzate in questo modo, vedi il finale della saga di Harry Potter e di Twilight. Tutte storie divise in due parti, in due realtà diverse. Ma un’unica storia. Non a caso, quindi, il titolo originale contiene anche la parola “capitolo” e non solo il numero a indicare il suo venire dopo l’inizio. Non è un film a sé stante, per quanto possa esserlo un sequel, ma una seconda parte, un secondo capitolo per l’appunto.

Partiamo con ordine. Il primo film funziona (ottimi incassi, ottime recensioni da parte della critica). La storia di base si sviluppa in maniera originale: sembra di trovarci di fronte alla solita casa infestata ma invece è il bambino ad attirare lo spirito che tormenta la famiglia. Altra innovazione interessante è il fatto che il bambino e suo padre prima di lui hanno il dono di poter visitare questo regno ultraterreno, una realtà abitata da spiriti e da demoni. Una nutrita schiera di pellicole ha mostrato personaggi in grado di vedere i morti o di mettersi in contatto con loro, soprattutto dopo il successo de Il Sesto Senso di M. Night Shyamalan che molti film hanno cercato di imitare. James Wan è riuscito a sviluppare in maniera positiva (finalmente!!!!) questa traccia: non più un semplice contatto, un limitarsi a vedere ma entrare a fare parte e interagire direttamente con gli spiriti, anzi poter addirittura essere posseduti da questi.

Anche la rappresentazione dell’Altrove, come lo chiama Elise, è geniale: a parte la presenza di luoghi conosciuti, provenienti dalla propria memoria, questa realtà è fatta di buio, un buio quasi impenetrabile. Cosa c’è di più terrorizzante del buio, in fondo? Non sapere cosa c’è intorno, non vedere dove ci si trova. Non sai dove andare perché anche un solo passo potrebbe ucciderti…

Il finale della storia (che poi finale in realtà non è, per quello che ho detto all’inizio) è l’ultima genialità di una serie che sembra infinita. Tutto sembra essersi risolto, Dalton è tornato e la famiglia è riunita … Non è vero, non tutti sono tornati dall’Altrove. Come molti anni prima Josh è preda dello spirito che lo brancava, “la sposa in nero”. E che stavolta è riuscito a ottenere ciò che voleva. A farne le spese Elise, strangolata senza alcuna pietà. Renai guarda la macchina fotografica della medium con orrore … E su questo orrore si chiude la prima parte.

E sulla fine della prima parte prosegue la seconda. Anzi no, è  il passato di Josh il punto da cui riparte tutto. Viene svelato una parte della storia, il primo incontro tra lui ed Elise e il motivo per il quale fu stabilito di far dimenticare a Josh del suo dono. Wan sceglie di spiegare una parte di quanto è rimasto ignoto rispetto al primo film per poi riprendere la storia da dove era stata interrotta.

Questo è uno dei motivi per cui Insidious: Chapter 2 funziona e non rappresenta un crollo rispetto al successo del primo film. Molte volte i sequel cercano di ripercorrere i fasti del film che li precede, purtroppo il più volte il risultato è qualcosa di sbiadito e fallimentare. La soluzione? Andare avanti sulla stessa strada. Così facendo, anche se sembra un paradosso, si ottiene qualcosa di diverso e addirittura migliore in alcuni casi. A mio modo di vedere il secondo capitolo non è migliore del primo ma sono entrambi allo stesso livello.  Ma non si tratta solo di una semplice continuazione: si decide di recuperare alcune parti del primo film, le quali vengono spiegate e motivate. E si scopre che alcuni fatti di Insidious sono causati da eventi accaduti in Insidious: Chapter 2. Wan è un regista che conosce il suo mestiere, con queste trovate però rasenta la pura genialità.

Il finale del secondo film ricalca l’inizio. Josh e Dalton decidono di dimenticare il loro dono (forse più una maledizione, in fin dei conti…), come aveva fatto l’uomo in passato. Sembra che tutto sia finito, stavolta sul serio …

Ma non è questa la fine. Sarebbe stato troppo bello …. o troppo brutto, dipende dai punti di vista. Una sorta di scena supplementare vede i due assistenti di Elise visitare una famiglia. Il fantasma di Elise entra in casa per parlare con la figlia, paralizzata e catatonica. Il suo viso si trasfigura in una maschera di orrore. Viene spontaneo pensare che verrà girato un terzo film James Wan si è chiamato fuori da un eventuale terza avventura, probabilmente quello che voleva dire lo ha già detto meravigliosamente. E su questo non vi è alcun dubbio.

 

Parla con lei

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Benigno (Javier Cámara) è un infermiere. Marco (Darío Grandinetti) è uno scrittore di guide turistiche. Alicia (Leonor Watling) è una ballerina. Lydia (Rosario Flores) è una torera. Tutti e quattro si incontrano assieme nella clinica in cui Benigno lavora, le donne in comma e gli uomini a vegliare su di loro. Quello tra Marco e Lydia è un rapporto d’amore normale, come ce ne sono tanti al giorno d’oggi. Quello fra Alicia e Benigno invece è molto di più: qualcosa di mostruoso e malato in cui, tuttavia, forse qualcosa di buono c’è…

Parla con lei è uno dei film di Pedro Almodovar. Uno dei più importanti, forse quello di maggior successo, probabilmente il più riconosciuto a livello internazionale dopo (ovviamente) Tutto su mia madre. Come tutte le pellicole di Almodovar appartenenti a una certa fase della sua produzione, questo non è sicuramente un film per le famiglie, da far vedere ai bambini. Non perché contenga scene particolarmente scabrose, piuttosto a causa della serietà dei diversi argomenti trattati.

Questo è un film che parla soprattutto dell’amore, delle sue forme e di quello che può portarci a fare. Tutti i protagonisti amano qualcuno e ognuno, con la propria storia, ci dipinge un aspetto di questo sentimento.

Marco è l’amore puro e fedele per una donna, ma anche quello per il teatro (il film si apre e si chiude su di lui che si commuove durante uno spettacolo).

Lydia è l’amore passionale e infedele, quello che non si può controllare e porta a tradire una persona per un’altra.

Alicia è l’amore per il ballo e per la vita, soprattutto quest’ultimo è talmente forte da riuscire a farla uscire dal coma.

Benigno è l’amore morboso, malato, anche violento. Prima che finisse in coma, Alicia era seguita da Benigno senza che la ragazza se ne rendesse conto. L’infermiere era uno stalker vero e proprio: aveva seguito Alicia fino a casa sua e vi si era intrufolato mentre questa faceva la doccia, aveva iniziato una sessione di sedute presso suo padre (uno psichiatra) solo per poterla avvicinare. Il peggio capita durante il coma: Benigno stupra Alicia e la mette incinta. Il fatto viene scoperto quasi subito e l’infermiere finisce in carcere, dopo essere stato licenziato dalla clinica. Ma è proprio questo fatto, questa gravidanza non cercata, potremmo dire violenta, a riportare Alicia alla vita (il bambino purtroppo non sopravvive).

Si potrebbe dire che Almodovar abbia un certo senso del grottesco, riconoscibile in quanto appena accennato. Una reminiscenza delle sue prime pellicole, a tal proposito si potrebbero citare Pepi, Luci, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980), Legami (1990) oppure Kika – un corpo in prestito (1993), tutti film caratterizzati da scene morbose ma anche allucinate, senza dubbio grottesche. La forma peggiore di amore, un’idea che vede la donna come un oggetto di cui disporre: questo è ciò che, ironia della sorte, salva la vita ad Alicia, riporta la ragazza a un esistenza viva (passatemi il gioco di parole).

Il citato senso del grottesco di Almodovar non si ferma a questo, è presente anche in altre parti della storia. La portinaia del condominio in cui abita Benigno, per esempio, si lamenta del fatto che nessuna trasmissione e nessuna emittente televisiva si sia interessata alla faccenda di Benigno e che nessuno sia venuto per delle interviste.

E’ sull’amore comunque che si chiude il film. Marco e Alicia si incontrano a teatro, lei lo vede commuoversi e nello stesso modo in cui era nata l’amicizia tra lui e Benigno inizia qualcosa fra loro due. Almodovar sceglie di non raccontare niente di più su questa nuova passione, solo di accennarvi. Se fra i due funzionerà verrà deciso dallo spettatore.

Lasciami entrare

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Oskar ed Eli.

Lui è figlio di genitori separati, vittima di bullismo a scuola. Lei si trasferisce nello stesso condominio, esce solo di notte e non sente mai freddo. Presto Oskar capisce che Eli è molto più di ciò che sembra …

Un bambino e una bambina… Anzi no, qualcosa di diverso … Almeno per lei. Una creatura dall’aspetto innocente, che con il proseguo della storia (e specialmente nel finale) dimostra di avere ben poca innocenza dentro di sé, forse nessuna….

Lasciami entrare, diretto da Tomas Alfredson e interpretato dai giovani Kåre Hedebrant (Oskar) e Lina Leandersson (Eli), basato su un romanzo di John Ajvide Lindqvist, è uno dei film horror di maggior successo degli ultimi anni, il che ha generato (ovviamente) il progetto di un remake americano diretto da Matt Reeves (regista di Cloverfield) .

Quali parole sarebbero più adatte per descrivere questo film? Amore? Morte? VitaCrescita? Violenza?

La Morte e la Vita, inutile negarlo, sono due facce della stessa medaglia in questo film. Eli uccide per poter vivere, la morte delle persone è necessaria per la sua sopravvivenza. Diversi personaggi muoiono durante la storia, muoiono perché la vita o una vita prosegua. Il protettore della ragazza muore perché lei non sia riconosciuta da nessuno. Una donna viene attaccata da Eli e decide di lasciarsi bruciare dal sole, forse avendo capito o per lo meno intuito in cosa si sta trasformando. E il finale è violenza pura, anche se solo in parte espressa e soprattutto suggerita, quasi accennata. Ma anche qui è una, molte morti per una vita.

La Violenza è essa stessa intrinseca in Eli, ne fa parte e la plasma. La sua natura di vampira la obbliga, come si diceva prima, a uccidere per poter vivere. Ma anche la vita di Oskar non è molto dissimile, ogni giorno è vessato dai suoi compagni e subisce maltrattamenti sempre più gravi. Ma è Eli stessa la salvezza di Oskar, a indicargli una via d’uscita. La violenza diventa Crescita, crescita di Oskar che decide di rispondere ai suoi compagni che rendono la sua vita un inferno. E la violenza che spinge il ragazzo a ribellarsi e a crescere diventa via di crescita, di ribellione. Violenza causa di crescita e strumento di affermazione.

E l’Amore? E’ dappertutto, in ogni parte del film e fra tutti i personaggi. Fra i due ragazzi, è ovvio: il film racconta il loro rapporto. Ma c’è amore anche al di fuori dell’universo comprendente questi due giovani cuori.

C’è amore tra Eli e il suo protettore: amore, affetto filiale per lei e paterno per lui, lo si può chiamare come si vuole. Sempre di amore si parla. Come è amore quello tra il padre di Oskar e il suo vicino di casa: suggerrito, quasi sussurrato allo spettatore e urlato allo stesso tempo, sbattuto in faccia con uno stile visivo superbo. Si amano il poliziotto che indaga sugli omicidi e la donna vampirizzata da Eli. E in fondo è amore fraterno quello che chiama in causa il fratello maggiore del bullo che terrorizza Oskar, dopo che questi lo ha mandato all’ospedale colpendogli l’orecchio con un ramo.

E quindi Lasciami entrare è un film sull’Amore? Anche. E’ un film solo sull’Amore? No. Lo abbiamo detto, c’è anche Morte e Vita, Crescita e Violenza. Tutto si sublima e si fonde con ciò che non è. Lasciami entrare è tutto questo…. E avere così tanto (se non anche di più) in un film horror al giorno d’oggi, credetemi, è una bella fortuna.