Una ferita inutile: il sesso violento al cinema

In Irréversible, film francese del 2002, Monica Bellucci è protagonista di uno stupro anale che si consuma nel sottopassaggio della metropolitana parigina.

In La sindrome di Stendhal, diretto da Dario Argento nel 1996, il regista riprende la figlia Asia in diverse scene in cui il suo personaggio viene violentato dall’antagonista del fIlm.

In Ultimo tango a Parigi Marlon Brando sodomizza Maria Schneider utilizzando del burro. Una scena entrata, suo malgrado, nella storia del cinema. Recentemente Bertolucci, in un’intervista, ha affermato che la scena non era stata programmata, solo lui e Brando sapevano e non dissero niente alla giovane Schneider, con lo scopo di rendere il più reale possibile la sofferenza provata dalla ragazza.

Nel film Sotto Accusa Jodie Foster (vincitrice di un Premio Oscar come Miglior Attrice Protagonista proprio grazie a questo film) interpreta una cameriera che viene stuprata da tre uomini sopra un flipper mentre gli altri avventori incitano gli aggressori.

Penso sia superfluo dire cosa accomuna i film che ho appena citato. Tutte le pellicole mostrano scene esplicite di violenza sessuale su una donna. Quattro esempi a caso, forse i più espliciti o quelli che hanno fatto più scalpore, di una corrente di pensiero che impone un realismo estremo riguardo le violenze carnali o il sesso in generale. Bisogna mostrare, il pubblico deve vedere qualcosa il più possibile vicino alla realtà. Ha senso tutto questo? Non lo so… ho dei dubbi su questo.

Una volta era impensabile che nei film si potesse vedere un nudo di donna appena accennato. Ai tempi della realizzazione di Psycho  Hitchcock ebbe dei problemi con la censura per la scena dei due amanti nella camera d’albergo e, ovviamente, per la scena nella doccia. Se ci spostiamo dall’arte cinematografica alla pittura, Michelangelo Buonarroti fece scandalo con la scelta di dipingere corpi nudi nella Cappella Sistina. Erano altri tempi, ovviamente… E’ giusto che oggi ci sia più libertà, anche e soprattutto in termini di espressione femminile. Ma non riesco a pensare che a volte si abusi di questa possibilità. Nei film come anche nella realtà…

In molti pellicole appaiono donne nude, seni e cosce al vento, un carnaio di corpi che si mischiano fra loro. Io non sono contrario a priori al nudo se è utile alla trama o se c’è un senso dietro alla scelta di un corpo femminile, non considero la cosa sacrilega e non mi scandalizzo. Penso anzi che un corpo nudo o una scena d’amore, se ben fatti, possano dare molto a una pellicola in termini artistici. Ma oggi giorno si è persa la concezione di preziosità insita nel corpo di una donna, quell’idea di trovarsi di fronte a qualcosa di meraviglioso. La donna dà la vita, il suo corpo è il tramite attraverso cui l’umanità nasce.

La cosa che mi ha colpito di più, anzi inorridito, è stata l’intervista di Bertolucci. Possibile che per raggiungere una realtà assoluta si debba stuprare una ragazza? Bertolucci può dire quello che vuole, pensare che non potranno metterlo in galera per questo … Io penso che lui e Brando abbiano effettivamente violentato e umiliato Maria Schneider. Ne è valsa la pena? Non lo so ma di sicuro non tocca a loro due rispondere, dovrebbe farlo la Schneider. Lei fu sodomizzata di fronte a una troupe, è il SUO stupro che ancora oggi viene visto ogni volta che qualcuno guarda Ultimo tango a Parigi.

Un’ultimo appunto. Uno dei miei film preferiti è Parla con lei di Pedro Almodovar. In questo film un infermiere è innamorato anzi ossessionato da una ballerina, conosciuta tempo prima, che ora è in coma. Divorato da quello che (per come la vedo io) è un amore malato la stupra. Almodovar non mostra niente di questo evento, non ci sono vestiti strappati o corpi nudi. Viene solo suggerito che la ragazza sia violentata tramite la rappresentazione di una di quelle lampade con due gel diversi che si mischiano tra loro. Una ennesima dimostrazione del genio registico di Almodovar e, oltre a ciò, la dimostrazione di come si possa parlare di sesso senza il nudo.

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Riddick

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Riddick (Vin Diesel) è un assassino, ricercato dalle autorità e dai mercenari di tutto l’universo. Abbandonato su un pianeta, a fatica riesce a sopravvivere alle creature ostili che lo abitano e organizza un piano per andarsene via …

Riddick è il terzo capitolo della saga dedicata a Richard B. Riddick, un assassino proveniente dal pianeta Furya. Rispetto al primo film, Pitch BlackThe chronicles of Riddick fu accolto in maniera molto tiepida, generalmente giudicato inferiore. Il tentativo fatto era di prendere uno dei personaggi del primo film ed elevarlo a protagonista, renderlo un eroe buono rispetto a ciò che era (un personaggio ambiguo, né buono ne cattivo).

Qui siamo di fronte a un secondo risultato negativo. Il regista David Twohy e Vin Diesel hanno scelto di tornare alle atmosfere e agli elementi base del primo film, oggi considerato un cult della fantascienza: pianeta disabitato, creature letali, pochi superstiti che cercano di scappare via. Il problema, qualcosa di oggettivo e non un impressione personale, è che ci sono troppi debiti verso Pitch Black: una donna fra i protagonisti con la quale Riddick si rapporta (in maniera pessima, ma ne dirò di più dopo…), uno dei protagonisti si chiama Johns, le creature stanno nascoste ed emergono solo con una determinata condizione della natura (nel primo film erano fotosensibili e dovevano rimanere al buio, qui hanno bisogno di acqua) che guarda caso si realizza, per partire hanno bisogno di batterie per le astronavi …

Più che a un secondo capitolo ci troviamo di fronte a una brutta copia di un dipinto autentico, un film che poteva passare come esercizio di uno studente di cinema, non di un regista affermato (?) al suo terzo assolo.

Anche la realizzazione, la sceneggiatura è un lavoro grezzo, poco accurato. Troppi minuti iniziali senza una sola battuta, solo il protagonista che cerca di salvarsi dalle creature del posto. Twohy prosegue con un monologo di Riddick (altro elemento presente in Pitch Black) che mostra, con un flashback poco riuscito, quanto avvenuto tra il secondo e il terzo film (qui abbiamo un cameo di Karl Urban, personaggio di The chronicles of Riddick, l’UNICA nota azzeccata in tutta la pellicola … il che fa pensare… ): il discorso del primo film aveva i tempi giusti, questo non funziona proprio.

Gli attori non meritano critiche. Più che altro perché sono talmente scadenti che sarebbe tempo sprecato commentarli. Jordì Molla (nel ruolo del capo dei mercenari) è una macchietta, il classico individuo che si crede un pezzo duro ma duro non lo è … e in questo caso non è nemmeno un pezzo.

Mi dispiace che Vin Diesel abbia voluto prendere parte a questo film che non onora le sue potenzialità come attore (guardatevi Prova a incastrarmi e Fast & Furious 5 …. vi dirò poi perché). Sarebbe anche il caso che pensasse magari a non realizzare un quarto capitolo oppure ad affidare la regia a qualcun altro. David Twohy ha avuto il suo momento di gloria con Pitch Black, poi sono finiti i sui quindici minuti di gloria.

P.S. vi chiederete perché ho citato Fast & Furious 5… E’ presto detto. Quando Toretto, O’Conner (Paul Walker) e Mia (Jordana Brewster) scappano, Dom vuole che si separino per fare in modo che i poliziotti seguano lui. Mia però vuole che rimangano assieme e rivela a Brian che aspettano un bambino: in quel momento il volto di Diesel passa dalla sua quasi permanente impressione di incazzatura atroce a una dolcezza e commozione totali… Quei cinque secondi mi hanno convinto che Vin Diesel sia un Attore con la A maiuscola.

Ben Affleck sarà Batman nel sequel di “Man of Steel”

Ben Affleck: l’amore e il disprezzo

L’amore deriva dalle sue (ormai indiscusse) doti come regista. Sono molti gli attori che hanno deciso di passare dietro la macchina da presa e dirigere: Kevin Costner, Mel Gibson e Clint Eastwood sono solo alcuni esempi, tutti accomunati dall’aver anche vinto un Oscar come Miglior Regista (Eastwood ne ha vinti addirittura due e ha ricevuto molte altre candidature, riscuotendo sempre ottime critiche). Ben Affleck non è l’ultimo ad aver preso questa decisione (vedi James Franco e, in futuro, Ryan Gosling) ma è sicuramente lui a meritarsi il titolo di outsider 2013 nella categoria grazie al film Argo (vincitore agli Oscar e ai Golden Globe nella categoria Miglior Regista).

Il disprezzo deriva invece dalla sua carriera come attore. Affleck non è mai stato, secondo molti, un interprete dotato di grandi capacità drammaturgiche. E molteplici critiche si sono sollevate alla notizia che avrebbe interpretato lui il ruolo del miliardario super eroe nel seguito del reboot dedicato a Superman, anche lui oggetto di critiche poco lusinghiere. Era abbastanza scontato che Internet e i social network sfornassero una miriade di commenti acidi e di prese in giro; sotto inserisco un paio di esempi, quelli che in effetti hanno strappato un sorriso anche a me:

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Il perché del malcontento si può spiegare pensando alla precedente interpretazione di Christian Bale e specialmente al precedente incontro tra Affleck, la celluloide e i fumetti: Daredevil, trasposizione dedicata al guardiano cieco proveniente da Hell’s Kitchen, una pellicola dagli incassi appena appena soddisfacenti ma completamente stroncato dalla critica e dai fan del fumetto originale. Stessa sorte toccò al protagonista premiato con il Razzies Awards come Peggior Attore.

Sono concorde con il fatto che Man of Steel non sia un film di qualità; reggere il confronto con i Batman di Christopher Nolan è impossibile, ok, ma almeno potevano provarci… e dire che Nolan era coinvolto nel progetto…

Riconosco che Ben Affleck non è un attore di prima qualità e che Daredevil non è stato il miglior film tratto dal mondo dei fumetti.

Ma… C’è un ma. Anzi ci sono diversi ma…

Primo ma: la Coppa Volpi come miglior interpretazione maschile vinta nel 2006 grazie al film Hollywoodland, nel quale Affleck interpreta George Reeves (ai tempi interprete televisivo proprio di Superman).

Secondo ma: le sue interpretazioni in Shakespeare in LoveWill Hunting – Genio ribelleThe TownArgo. Tutti film secondo me di ottima qualità, il primo dei quali vincitore dell’Oscar nel 1999 come Miglior film tra l’altro. Terrence Malick, uno dei più grandi registi moderni, ha voluto Affleck fra i protagonisti della sua ultima fatica, To the Wonder.

Terzo ma: il ruolo di Batman è sicuramente importante ma è uno dei pesi della bilancia. L’altro è quello di Superman, a cui penserà nuovamente a dare corpo e anima Henry Cavill.

Quarto ma: non è ancora trapelato nulla sulla sceneggiatura e, di conseguenza, sulle modalità che porteranno l’Uomo Pipistrello a calcare di nuovo la scena cinematografica. L’interpretazione di Christian Bale e la rilettura offertaci da Nolan sono state diverse rispetto a quelle di Michael Keaton e Tim Burton (meglio tacere sui film di Joel Schumacher… ), i primi due hanno offerto un Batman cupo, molto più drammatico, nel film Il cavaliere oscuro addirittura in equilibrio precario e tentato di cedere al suo lato oscuro: una scelta innovativa rispetto alle precedenti serie televisive e alle versioni animate offerte. Innovativa e di successo, un successo stratosferico. Chi può dire come si reincarnerà Batman?…

La cosa migliore è dare tempo al tempo. Spetterà ad Affleck e a Zack Snyder dare ragione alle critiche o confutarle.

Il Divo

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Pellicola dedicata a Giulio Andreotti e al periodo fra il 1991 e il 1993, dal VII governo Andreotti all’inizio del processo per collusione con la mafia.

“Guerre puniche a parte, nella mia vita mi hanno accusato di tutto quello che è successo in Italia” (Toni Servillo/Giulio Andreotti).

Il “Papa nero”, “Belfagor”, “Molok”, “Zio Giulio”, il “Gobbo”, “Divo Giulio. Da quest’ultimo deriva il film diretto da Paolo Sorrentino, incentrato su una delle figure principali della vita politica e della storia contemporanea italiana in generale: Giulio Andreotti.

Lo hanno odiato, amato, criticato, messo alla gogna, temuto. Uno dei politici più longevi, fra i padri fondatori della Democrazia Cristiana. Passato a miglior vita quest’anno all’età di 94 anni, Andreotti è stato protagonista di molti fatti della nostra storia, la maggior parte dei quali mantengono un ombra di mistero ancora oggi: il delitto Moro, del generale Dalla Chiesa e del giornalista Pecorelli, la Loggia P2, lo scandalo dello IOR e le successive morti di Calvi e Sindona, la morte del giudice Falcone e del parlamentare Lima e la collusione con la mafia. Tutti eventi tragici che hanno chiamato in causa Andreotti, accusandolo di aver preso parte o di avere un ruolo. Soprattutto due eventi, la mafia e la morte del Pecorelli, portarono a processi dai quali il Divo Giulio uscì pulito, giudicato innocente. Secondo i giudici…

Il film di Sorrentino non è un film dedicato alla vita di Andreotti. Sarebbe stato infatti impossibile condensare una vita come quella del politico democristiano in un’unica pellicola: troppi eventi importanti, troppe cose da dire.

Cosa realizza quindi Sorrentino, regista di prima qualità? Un dipinto dell’anima di Andreotti, dal rapporto con i suoi “colleghi” (che poi colleghi non sono, sottoposti in realtà all’autorità dittatoriale del divo; un tocco di genio la scena in cui la segretaria di Andreotti chiude la finestra affermando che sta arrivando una brutta corrente, in riferimento al giungere dei membri della corrente andreottiana della DC. Altro tocco di classe? In sottofondo si sente, all’arrivo dei membri, una litania fischiettata che ricorda quella presente nel film M – Il mostro di Düsseldorf, usata per indicare la presenza dell’assassino)

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a quello con la moglie Livia, presente in alcune scene, al rapporto con gli altri membri del partito e della politica italiana. Dal film traspare il sangue freddo mantenuto da Andreotti in tutte le situazioni critiche, dai faccia a faccia con i pentiti che lo accusano alle interviste alla mancata elezione a presidente della repubblica, il sogno di tutta una vita. Il protagonista del film è solo lui, del resto non poteva essere altrimenti; dedicare spazio ad altri personaggi sarebbe stato altresì inutile, una perdita di tempo rispetto al vero obiettivo di Sorrentino. Un modellino scenico nel quale giganteggia Toni Servillo, vincitore del David di Donatello come Miglior Attore Protagonista (il terzo, dopo le vittorie per Le Conseguenze dell’AmoreLa ragazza del Lago): la sua interpretazione è impressionante, una trasformazione fisica nel personaggio e una resa elaborata di un uomo che (a dispetto di una fisicità non possente ma anzi malaticcia) aveva il potere di incutere un sacro terrore.

La pellicola non giudica l’uomo e il politico, non era questo l’intento di Sorrentino. Sicuramente un film che mette in discussione il personaggio Andreotti, suggerendo che le accuse di mafia e il coinvolgimento nei fatti di sangue descritti potessero corrispondere alla verità. Suggerendo solamente, lasciando ad altri la decisione … magari ricordando una certa massima:

“A pensare male si fa peccato … ma si ha ragione” (Giulio Andreotti).